[2014, RICORRENZE FOTOGRAFICHE E NON]

di Mosè Franchi

 

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà; io mi sto preparando, è questa la novità”. Così cantava Lucio Dalla ne “L’Anno che Verrà”. In effetti, nell’ultima news del 2013, altro non possiamo fare se non guardare avanti, preparandoci; magari facendoci aiutare da quelle ricorrenze che ci riporteranno a ciò che era, per comprendere meglio quanto sarà. Non parleremo di avvenimenti celebri o maggiormente importanti; semplicemente, prenderemo alcuni riferimenti, magari giocando; traendo spunto da quanto ci siamo raccontati nel tempo in questa rubrica.

[175 ANNI DI FOTOGRAFIA]

Louis-Jacques-Mandé Daguerre
Louis-Jacques-Mandé Daguerre

 

 

Iniziamo con la fotografia: nel 2014 compirà 175 anni. Auguri. E’ stata annunciata il 7 gennaio 1839 e presentata a metà agosto dello stesso anno. Si trattava di un dagherrotipo, ma poco conta; la “disciplina dello scatto” ci ha abituato a cambiamenti tecnologici ricorrenti, dai quali nascevano altrettanti punti di non ritorno. Da lì si ripartiva con slancio, verso linguaggi rinnovati; e forse anche qui sta il bello della nostra passione.

Giroux Daguerre camera, la prima fotocamera a essere prodotta al mondo
Giroux Daguerre camera, la prima fotocamera a essere prodotta al mondo

Iniziamo con la fotografia: nel 2014 compirà 175 anni. Auguri. E’ stata annunciata il 7 gennaio 1839 e presentata a metà agosto dello stesso anno. Si trattava di un dagherrotipo, ma poco conta; la “disciplina dello scatto” ci ha abituato a cambiamenti tecnologici ricorrenti, dai quali nascevano altrettanti punti di non ritorno. Da lì si ripartiva con slancio, verso linguaggi rinnovati; e forse anche qui sta il bello della nostra passione.

Quello che ci piace sottolineare è che da subito, in quel 1839, nacque anche la “consumerizzazione” della fotografia. Dopo l’agosto della presentazione, si poteva trovare in commercio la fotocamera per ritrarre le proprie immagini. L’invenzione dello scatto aveva messo in moto immediatamente la produzione (o l’industria, come avremo detto dopo).

A proposito: Giroux era cognato di Daguerre.

[2004, ANNO DI GRANDI PERDITE]

Morivano, dieci anni or sono, Henri Cartier-Bresson, Richard Avedon, Helmut Newton.

 

[50 ANNI DI CALENDARIO PIRELLI]

 

Calendario PIRELLI 2014. Giugno, ph. Helmut Newton
Calendario PIRELLI 2014. Giugno, ph. Helmut Newton

Cos’è il calendario Pirelli? Certamente non “un sistema adottato dall'uomo per suddividere, calcolare e dare un nome ai vari periodi di tempo” (Wikipedia). I fortunati che riceveranno l’edizione 2014 (non è in vendita) eviteranno di appuntarci sopra le scadenze o i compleanni degli amici. “The Cal” (così gli inglesi chiamano il Pirelli) rappresenta un privilegio, che si porta dietro alcuni desideri esclusivi di chi può: l’estetica (donne belle e famose), l’erotismo, la firma blasonata. E proprio da qui vogliamo partire: tra gli autori che hanno dato vita alle varie edizioni (Richard Avedon, Annie Leibovitz, Herb Ritts, Bert Stern, solo per citarne alcuni) vi era un grande assente, quell’Helmut Newton che a nostro avviso sarebbe dovuto entrare di diritto quale maestro del genere. Il tempo comunque insegna, ed ecco che la mancanza viene risolta proprio nel cinquantenario, riesumando dagli archivi gli scatti che il fotografo tedesco aveva dedicato al calendario: nel 1986, in Toscana; e nel 1985, a Montecarlo. Pare che fu proprio l’alta dirigenza della società a censurare il lavoro di Newton, definendolo adatto a “un calendario di puttane”. Subentrò Bert Stern.

“The Cal”, comunque, non ha sempre avuto vita facile. Il “numero zero”, firmato Terence Donovan, non venne mai stampato. Era il 1963, ma il fotografo ebbe modo di rifarsi nel 1987, esigendo, quale modella, una Naomi di soli sedici anni. Il Pirelli nel 1967 non è uscito, così come negli anni che vanno dal 1975 al 1984. Per il resto, si è trattato di un trionfo di aneddoti e curiosità, autentiche golosità per i collezionisti: tre soli autori donna (Sarah Moon, Annie Leibovitz, Inez van Lamsweerde), un unico numero con una modella sola (Laetitia Casta), Sophia Loren quale soggetto più attempato (aveva 74 anni quando ha posato), uno stilista quale fotografo nell’edizione del 2011 (Karl Lagerfeld).

“Ricchezza e povertà”, così si potrebbe intitolare il lavoro di Newton (ci perdoni il maestro), il che è già un contrasto. Per il resto, in quel poco che abbiamo visto nella rete, gli scatti vivono dell’ambiguità firmata Newton: quella buona, di classe; dove la donna ricca ha un compagno (complice?) che se la può permettere, mentre quella povera vive da sola, accessibile a chi voglia approfittarne.

 

IL PIRELLI 2014 è anche un omaggio a Helmut Newton, scomparso dieci anni fa, il 23 gennaio nel 2004 a Hollywood, in un incidente stradale.

[KATE MOSS FESTEGGIA 40 ANNI]

Kate Moss, New York 1994. Ph. Peter Lindbergh.
Kate Moss, New York 1994. Ph. Peter Lindbergh.

Fotograficamente, nella nostra rubrica, l’abbiamo incontrata spesso; questo per via dei fotografi che l’hanno ritratta negli anni. Nasce il 16 Gennaio 1974, alla periferia di Londra. Verrà scoperta casualmente in aeroporto, complice il volto e la grinta che già manifestava. In effetti, Kate non rientra nella categoria delle Top. Bassina, non statuaria, magrolina, lei era, in quegli anni, distante dall’immagine al femminile desiderata dai più. E' oggi conosciuta nel mondo come "Queen of Cool" (Regina della Tendenze). Il suo volto, e lo sguardo, fanno tutto: questa è la nostra opinione; e la rendono adatta a qualsiasi racconto fotografico si voglia intraprendere.

Mario Sorrenti, campagna Obsession di Calvin Klein. 1993.
Mario Sorrenti, campagna Obsession di Calvin Klein. 1993.

[SOPHIA LOREN FESTEGGIA 80 ANNI]

 

Abbiamo incontrato spesso Sophia Loren, particolarmente quando parlavamo di Tazio Secchiaroli.

Sophia Loren nasce a Roma il 20 settembre 1934, da madre partenopea. Dirà spesso: “Non sono italiana, ma napoletana!”. “È un'altra cosa!”. In effetti, in tutta la sua carriera cinematografica, è sempre stata accompagnata da una fisicità solare, che entrava e usciva in una classe tutta particolare. Ha recitato in vari ruoli, e alcune scene dei suoi film sono diventate icone del movie: molte de “La Ciociara” (le valse l’Oscar), ma anche quel Mambo Italiano ballato di fianco a Vittorio De Sica in “Pane, amore e...” (1955).

Sophia Loren. Calendario Pirelli 2007
Sophia Loren. Calendario Pirelli 2007

[I PRIMI CINQUANT’ANNI DI MONICA]

 

Monica Bellucci nasce il 30 settembre 1964, in Umbria, a Città di Castello (PG). Dopo la maturità classica, inizia il percorso accademico parallelamente a quello nella moda. Nel giro di un paio di anni, decide dedicarsi a tempo pieno alla sua carriera. Nel 1988 Monica si trasferisce a Milano, entrando nel novero della famosa agenzia "Elite". Da lì conquisterà, in breve tempo, le copertine delle maggiori riviste di moda.

Monica Bellucci Calendario GQ, 2000. Ph. Gianpaolo Barbieri
Monica Bellucci Calendario GQ, 2000. Ph. Gianpaolo Barbieri
Monica Bellucci by Ferdinando Scianna
Monica Bellucci by Ferdinando Scianna

 

 

 

 

 

Non sappiamo quale sia stato il maggiore successo di Monica, perché anche il cinema le ha fatto la corte. Del resto è difficile districarsi in un mondo nel quale il “gossip” il più delle volte conta maggiormente dei contenuti.

 

Monica Bellucci. Ph. Fabrizio Ferri
Monica Bellucci. Ph. Fabrizio Ferri
Monica Bellucci. Ph. Richard Avedon, per la campagna della Revlon "Most Beautiful Women"
Monica Bellucci. Ph. Richard Avedon, per la campagna della Revlon "Most Beautiful Women"
Monica Bellucci by Peter Lindbergh
Monica Bellucci by Peter Lindbergh
Monica Bellucci by Bruce Weber
Monica Bellucci by Bruce Weber

 

 

Di certo, molti fotografi si sono interessati a lei: esplorandola con il proprio linguaggio; quindi molto meglio guardare le immagini dei maestri, dove la riconoscibilità della firma risulta palese.

Monica Bellucci by Peter Lindbergh
Monica Bellucci by Peter Lindbergh
Monica Bellucci by Fabrizio Ferri
Monica Bellucci by Fabrizio Ferri

[GINO BARTALI NASCEVA 100 ANNI FA]

 

Gino Bartali nasce a Ponte a Ema (FI) il 18 luglio 1914. Campione del ciclismo vero di una volta, Gino Bartali non può essere immaginato se non di fianco a Fausto Coppi. Insieme hanno spaccato l'Italia in due, scrivendo, con le loro battaglie, alcune delle più famose pagine della storia del ciclismo.
Coppi e Bartali: due rivali; sul loro rapporto c'è una famosa fotografia, quella del discusso passaggio della borraccia al Tour de France del 1952: un'immagine che ancora troviamo nei bar di periferia.

Bartali e Coppi al Tour de France del 1952
Bartali e Coppi al Tour de France del 1952

Dalla News di Gennaio 2012

 

Tutto si tiene il 4 luglio 1952 al Tour de France, la più importante corsa ciclistica del mondo. Nella tappa Losanna- Alpe d'Huez i primi in classifica stanno scalando il passo del Galibier. Due corridori si scambiano una bottiglia: un gesto molto comune tra i ciclisti. I due però, sono Fausto Coppi e Gino Bartali: il primo in maglia gialla in quanto leader della classifica, il secondo pronto a rimettersi in gioco. Sono i più forti corridori di quel momento: la loro rivalità è già storica e divide l'Italia in due fazioni distinte. L'antagonismo toccò anche aspetti sociali: si contrapponevano infatti due modi di essere. Coppi era di sinistra, Bartali democristiano e cattolico; Coppi teneva una relazione extraconiugale, Bartali rappresentava la famiglia.

Il fotografo Carlo Martini (di Omega Fotocronache) è lì, al posto giusto nel momento giusto. Circa l'episodio, disse: “Sentivo che stava per accadere qualcosa”. Nacque così una delle fotografie più leggendarie della storia dello sport.

Il grande fotografo Vito Liverani, amico fervido di Carlo Martini, asserisce che quell'immagine fu praticamente una "bufala". Sarebbe stato lo stesso Martini a procurare la bottiglia e a fornirla ai due campioni. Il Tour era virtualmente finito e Carlo, un free lance come si direbbe oggi, doveva trovare delle immagini interessanti da proporre a Sport Illustrato (il settimanale della Gazzetta).

Alpi francesi, Luglio 1948. Gino Bartali al Tour de France
Alpi francesi, Luglio 1948. Gino Bartali al Tour de France

Quando Bartali salvò l’Italia dalla guerra civile

 

Il 1° gennaio del 1948 l’Italia saluta il primo giorno della Costituzione repubblicana. E’ un paese più spaccato che mai. La rivalità è “politica” e riflette al suo interno due visioni contrapposte: da un lato la Democrazia Cristiana, dall’altro il neonato Fronte Democratico Popolare costituito da socialisti e comunisti. E’ l’Italia di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, di un giovane Giulio Andreotti e di Pietro Nenni, dei personaggi di Don Camillo & Peppone creati dalla fantasia di Guareschi.

Le prime elezioni politiche si tengono il 18 marzo 1948, fra mille tensioni: la sinistra accusa i centristi di una sudditanza nei confronti di USA e Vaticano; gli altri asseriscono che la scelta non è tanto fra due partiti di differenti ideologie, quanto tra Cristo e l’Anticristo, tra l’Occidente e l’Unione Sovietica. Si arriva anche alle minacce di scomunica, con Pio XII chiaramente schierato con la DC.

I risultati elettorali segnano una schiacciante vittoria della DC che ottiene il 48,5% dei suffragi a fronte del 31% raccolto dal Fronte; Alcide De Gasperi diventa capo del Governo. Le cose si complicano quando alle 11.30 del 14 luglio Antonio Pallante, un giovane siciliano legato ad ambienti dell’estrema destra, attenta alla vita di Togliatti in piazza Montecitorio a Roma, ferendolo gravemente. Scoppiano tumulti e rivolte. Sono giorni di altissima tensione. L’Italia è sull’orlo della guerra civile: tuttavia, lo stesso Togliatti invita tutti alla calma, rifiutandosi di cavalcare l’onda della protesta.

Alpi Francesi, Luglio 1948. Gino Bartali al Tour de France
Alpi Francesi, Luglio 1948. Gino Bartali al Tour de France

Ma cosa c’entra Gino Bartali con tutto questo? La delegazione italiana che a fine giugno 1948 si presenta in Francia per prendere parte al Tour è priva di due atleti importanti: Fausto Coppi e Fiorenzo Magni restano a casa, l’uno per scelta personale e l’altro perché politicamente sgradito al di là delle Alpi.  La squadra diretta dall’ormai leggendario Alfredo Binda punta tutto su un Bartali già trentaquattrenne, che ben pochi considerano in grado di ripetere l’impresa di dieci anni prima. Il 13 luglio, praticamente a metà Tour, Bartali si ritrova con 21′ di ritardo da Bobet.

Buona parte dei giornalisti e dei fotografi italiani al seguito della corsa fanno rientro in patria. Per i nostri corridori non sembrano più esserci speranze di successo (“Ha 34 anni, è troppo vecchio per il Tour!”, scrivono proprio di Gino Bartali i nostri quotidiani), ma in più il 14 luglio c’è stato l’attentato a Togliatti ed il paese sembra precipitare verso la guerra civile.

Parigi, 25 Luglio 1948. Gino Bartali vincitore del Tour de France
Parigi, 25 Luglio 1948. Gino Bartali vincitore del Tour de France

La sera di quel giorno il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi telefona ai corridori italiani, pregando Bartali di vincere “perché qua c’è una grande confusione”. Il giorno successivo la carovana si muove da Cannes verso Briançon, ad un passo dal confine con l’Italia. Sull’ultima salita, il Col d’Izoard, Ginetaggio riduce il proprio svantaggio a poco più di un minuto.

Il 16 luglio è in programma un altro “tappone”, Anche in quest’occasione Bartali è invincibile, e nessuno riesce a tenere la sua ruota. L’Italia è in estasi per queste imprese. Lo stesso Togliatti si compiace per quanto sta accadendo al Tour, e questi trionfi sportivi permettono al nostro paese di uscire gradualmente da una situazione drammatica.

Il ricordo di padri e nonni

 

Quando si parla di Bartali (e Coppi) la memoria di chi scrive va ai padri e ai nonni. Sono loro che hanno tramandato le leggende dei due ciclisti, in un’Italia realmente bipartitica (sportivamente, è ovvio). Sulla facciata di una casa vicina a quella dei nonni c’è ancora una scritta che riporta: “Viva Bartali, abbasso Coppi”; e sempre chi sta parlando si prodiga perché non venga cancellata. E’ una questione di rispetto: nei confronti dei due campioni, ma anche verso coloro che a entrambi hanno dedicato il cuore. Tutti insieme hanno rifatto l’Italia, puntando alle cose buone ed essenziali; un po’ come Paolo Conte:

 

Oh, quanta strada nei miei sandali


quanta ne avrà fatta Bartali


quel naso triste come una salita


quegli occhi allegri da italiano in gita


e i francesi ci rispettano


che le balle ancora gli girano


e tu mi fai - dobbiamo andare al cine -


- e vai al cine, vacci tu. -  

 

[100 ANNI FA, LA GRANDE GUERRA]

Il 28 luglio del 1914, con la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia, iniziava uno dei più grandi e dolorosi bagni di sangue della storia europea e mondiale. La Grande Guerra è giustamente definita mondiale, perché vide schierati innumerevoli Paesi: dal Giappone agli Stati Uniti, con un teatro di battaglia che, sebbene in misura minore, coinvolse anche territori extraeuropei, fino al Kilimangiaro, nelle cui vicinanze (nel novembre del 1914) avvenne un epico scontro tra tedeschi e inglesi.

La Grande Guerra, una scena del film
La Grande Guerra, una scena del film

Dopo cento anni, e un’altra guerra di mezzo, non sappiamo più dare una dimensione a un conflitto di uomini, prima ancora che di mezzi. Ci vengono in mente il fango, le trincee; ma anche le montagne, vero fronte “stabile” tra Italia e Austria, prima di Caporetto. E poi i libri, tanti: con quell’ Erich Maria Remarque letto e consigliato sin dalla gioventù.

Il cinema non è da meno e ci porta alla memoria “La Grande Guerra”, pellicola di Mario Monicelli; con Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Fotografo di scena era Sergio Strizzi, romano del 1931. Ha collaborato con i più importanti registi italiani (Antonioni, Blasetti, Germi, Lattuada, Monicelli, Petri e Rosi), ma anche con molti stranieri (Jospeh Losey, tra questi). Ha anche documentato alcuni film della serie 007, interpretatati sia da Sean Connery che da Roger Moore. Negli anni ’70, su richiesta di Audrey Hepburn, gli è stato commissionato dalla rivista “Life” un servizio sul ritorno al cinema dell’attrice.

La Grande Guerra, una scena del film
La Grande Guerra, una scena del film

Francesco Rosi diceva di lui: “Sergio Strizzi entrava nei volti e li trattava come può trattarli un pittore, con luci e ombre”. “Con una fotografia, Strizzi indagava l'anima del cinema, le emozioni dei suoi interpreti; vere, dove tutto intorno è finzione”.

 

Sergio Strizzi si è spento a Roma il 2 dicembre 2004, nell’anno di Henri Cartier-Bresson, Richard Avedon, Helmut Newton.

 

[50 ANNI DEI BEATLES IN AMERICA]

Il 7 febbraio, al mattino, il gruppo ha lasciato Londra con il volo Pan Am 101. Il pomeriggio dello stesso giorno sono atterrati al John F. Kennedy Airport, che era stato ribattezzato in memoria del Presidente ucciso sei settimane prima. I quattro furono scioccati di scoprire che li stavano aspettando circa 5.000 fan urlanti.

Le scene in aeroporto e le altre di quel primo viaggio in America furono montate in un film diretto da Albert e David Maysles, pubblicato nel 1964: The Beatles : The First US Visit.

I Beatles fecero il viaggio in USA un’altra volta quell'anno, in agosto.

[LA TOUR EIFFEL A QUOTA 125]

L'identità di Parigi è talmente legata alla Tour Eiffel che è difficile rendersi conto che non sempre è esistita. Costruita nel 1889 per l'Esposizione Universale di Parigi, era destinata a sopravvivere per non più di 20 anni. La salvò soltanto il fatto di essere un'utile piattaforma per le antenne radiofoniche. Noi l’abbiamo conosciuta raccontando i fotografi. Eccone due esempi.

Frank Horvat, Shoe and Eiffel Tower, Paris, 1974
Frank Horvat, Shoe and Eiffel Tower, Paris, 1974
Elliott Erwitt, 100° anniversario della Tour Eiffel. 1989.
Elliott Erwitt, 100° anniversario della Tour Eiffel. 1989.

[SU E GIÙ PER L’APPENNINO, DA 150 ANNI]

Un po’ di campanilismo (quello di chi scrive) non guasta. La Ferrovia Transappenninica compie 150 anni. Entrata in attività nel novembre del 1864, per volere del Re Vittorio Emanuele II, la linea Porrettana valica l’Appennino tosco-emiliano da Bologna a Pistoia e fu il primo collegamento ferroviario nord - sud, in un’Italia appena nata (1861).

La fotografia, all’epoca, era molto giovane; ma, nonostante ciò, l’archivio è imponente. Tra l’altro, vi sono molti volumi dedicati all’argomento, ancora reperibili in rete.

La fotogenia della linea ha potuto esprimersi anche di recente, quando Gianni Berengo Gardin ha prestato il suo sguardo per una mostra con alcuni amici. La stessa si è tenuta nel 2009, seguita da un volume pubblicato nell’agosto del 2011. Il volume è andato esaurito, ma qualche copia è reperibile nelle librerie locali.

Una curiosità, la mostra (Si intitolava “La Porrettana in Cinque Amici”) è sempre rimasta sul chiodo, viaggiando anche in Italia. E’ stata esposta a Verona (2009), a Milano (Fotografica 2011), a Roma (Photoshow) a Busto Arsizio (Dia Sotto le Stelle 2012). A oggi è esposta in permanente presso l’Hotel Roma (Porretta Terme), dove tra l’altro alcune stanze sono dedicate agli autori.

Una 743 sale le rampe dell’Appennino. Località Le Svolte. Foto F. Deliotti
Una 743 sale le rampe dell’Appennino. Località Le Svolte. Foto F. Deliotti

Per i tempi, la Porrettana costituì un’opera di grande ingegneria, con le sue 47 gallerie e 37 tra ponti e viadotti. Per le comunità montane rappresentò un momento di slancio economico, le cui tracce si trovano ancora oggi. Il turismo montano divenne di moda, così come le gite domenicali a carattere enogastronomico. Nella stazione di Porretta vi era un ristorante che contava, al proprio servizio, novanta camerieri nelle ventiquattro ore.

 

Stazione di Pistoia. Gianni Berengo Gardin, 2008.
Stazione di Pistoia. Gianni Berengo Gardin, 2008.

Resta la forza di un’opera, che desta curiosità tra gli appassionati di proto industria. Camminando al suo fianco (vi è un percorso di trekking dedicato), s’incontrano binari di salvamento, lanciamento, gallerie di ricovero, ventilatori; sì, perché allora c’era il vapore e il fumo nelle gallerie.

Chi volesse recarsi da quelle parti, per un week end veramente low cost, ancora sentirebbe la vita pulsare nelle stazioni; capirebbe tra l’altro come tanti paesi siano nati dopo l’avvento di quei binari.

Stazione di Piteccio. Gianni Berengo Gardin, 2008.
Stazione di Piteccio. Gianni Berengo Gardin, 2008.

Quando si diede il primo colpo di piccone (si usava così ai tempi), l’Italia non era ancora unita. I firmatari del contratto risultavano essere il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio, l’Impero Austro Ungarico, i Granducati della Pianura Padana. Sembra siano stati proprio gli austriaci a non desiderare il passaggio della strada ferrata a Firenze.

Data la sua storia e il suo significato simbolico la porrettana è stata da poco candidata dalle province di Bologne e Pistoia a diventare patrimonio dell’Unesco.

 

[AUGURI]

Buon Natale e Felice Anno Nuovo a chi ci segue sul sito Promofast

Mosè Franchi

 

Sono certo di fare cosa gradita a tutti i lettori, ringraziandoti anche a nome loro per le emozioni che ci stai regalando.

 

Essendo inoltre stato partecipe della meraviglisa iniziativa di Porretta, avendo avuto il privilegio di dormire nella camera a te dedicata, consiglio tutti di visitare la mostra presso l'Hotel Roma.

Sarà una piacevolissima esperienza.

 

Gianni Maccagni