INIZIA APRILE , di Mosè Franchi

Inizia Aprile, che contiamo sia ricco di Storia: della fotografia, ovviamente. Ma la ricerca ci porta in ogni dove, com'è logico che sia; così scopriamo che il primo Aprile (il giorno del pesce), e nel 1826, Samuel Morey brevettava il motore a combustione interna, che tutti conosciamo bene per l'utilizzo che ne facciamo. Sempre “l'uno” del mese, nel 1938, nasceva il caffè in polvere (Nestlé), mentre nel 1976 Steve Jobs e Steve Wozniac fondavano la Apple Computer. 

 

Bernini (1598 – 1680) Ratto di Proserpina Galleria Borghese (Roma)
Bernini (1598 – 1680) Ratto di Proserpina Galleria Borghese (Roma)

Cose concrete quindi, distanti da quel “pesce” che parla di scherzi e burle. Ma da dove deriva quella tradizione? Non ne sappiamo molto, anche perché l'usanza è diffusa in ogni dove. Quella che ci piace di più riguarda il ratto di Proserpina.

Proserpina, figlia di Cerere, venne rapita da Plutone, il re dell'Ade. La ragazza stava cogliendo dei fiori sulle rive del lago Pergusa, a Enna. Proserpina, dopo il ratto da parte di Plutone (ma anche in seguito al successivo matrimonio), divenne regina degli inferi. La madre (Cerere) non riusciva a rassegnarsi che la figlia fosse stata relegata nell'Ade e chiese aiuto a Giove. Quest'ultimo la fece tornare in superficie, a patto però che trascorresse sei mesi all'anno con Plutone. Cerere faceva calare il gelo durante i mesi nei quali la figlia le era lontana; il resto dell'anno distribuiva il bel tempo. Era il segno del suo dolore, che cessava quando Proserpina riemergeva dall'Ade. A questo, secondo la tradizione, si deve l'alternanza delle stagioni. E il pesce? Semplice, dopo il rapimento Cerere venne messa fuori strada da una Ninfa, che l'ingannò. Tutto qui.

 

Accadde il “Primo” Aprile in fotografia.

“Picasso e i panini” Robert Doisneau, 1952
“Picasso e i panini” Robert Doisneau, 1952

Due ricorrenze cadono il primo aprile: nel 1994 muore Robert Doisneau; nel 1926 nasce Mario Giacomelli.

Del primo abbiamo parlato a lungo, particolarmente nella puntata di fine anno. Lo definimmo “umanista per eccellenza”. Ricordiamo le sue parole: “Un fotografo animato dal solo bisogno di registrare quello che lo circonda non aspira a ottenere risultati economici e non si pone limiti di tempo che ogni produzione professionale comporta”. L'autore del celebre bacio, aveva l'umanità quale soggetto del suo lavoro: trattata con confidenza, come se ogni personaggio fosse membro di una grande famiglia. Tutto ciò viene rivelato dai suoi ritratti, scattati a Prévert, Simenon, Picasso. In ognuno di essi vi è la ricerca del sentimento del soggetto.

 

“Prévert” Robert Doisneau,  Parigi 1955
“Prévert” Robert Doisneau, Parigi 1955

Mario Giacomelli nasce a Senigallia il “primo” Aprile 1926. Inizia a lavorare da giovane in una tipografia (13 anni), ma nel contempo si interessa di pittura e poesia. La passione per i versi l'accompagnerà per tutta la vita, creando un connubio forte con la sua produzione fotografica. Poeti come Leopardi. Montale, Borges faranno parte delle sue immagini. Del resto i temi trattati dal fotografo saranno diversi, ma ognuno con un forte carattere esistenziale: l'amore, la sofferenza, il trascorrere del tempo, la vecchiaia, la memoria, il ricordo e la terra; tutti legati tra loro dalla poesia.

Scatta la prima fotografia nel 1953, cha raffigura una vecchia suola che galleggia sulla battigia. Le verrà dato il titolo: “l'approdo”.

Inizia a frequentare Giuseppe Cavalli (con lui fonderà il Misa), il quale sarà importante per completare la sua formazione. Tra il '54 e il '57 frequenterà il gruppo la Bussola, ma se ne distaccherà a breve.

 

Da “Vita d'Ospizio” Mario Giacomelli, 1954.
Da “Vita d'Ospizio” Mario Giacomelli, 1954.

Il 1954 sarà un anno importante per Mario Giacomelli, perché nascerà un suo lavoro dal titolo “Vita d'Ospizio”. Lui quell'ambiente lo conosceva bene, per via della madre che lavorava là. Il risultato può essere considerato un incontro tra reportage e racconto poetico. Ne emergono disperazione e degrado, ma anche umanità e speranza. Lui stesso lo conferma con le sue parole: “La mia fotografia non comunica fatti, ma stati d'animo, sensazioni”.

 

Dal 1955 si interessa di paesaggio, stile che lo accompagnerà fino al 1992. Le sue Marche diventano luogo di memorie e simboli, dove abita l'anima e la realtà trasfigurata.

 

Da “Un uomo, una Donna, un Amore” Mario Giacomelli, 1953 - 1963.
Da “Un uomo, una Donna, un Amore” Mario Giacomelli, 1953 - 1963.

Tra il 1957 e il 1959 lo troviamo a Scanno, un paesino dell'Abruzzo: un luogo che aveva già visto lavorare fotografi del calibro di Henry Cartier Bresson. Le sue fotografia non contengono né denuncia, né indagine sociale; vivono infatti di una dimensione magica, dove poesia ed emozione prendono il sopravvento sulla realtà.

 

Negli anni '60 troviamo la sequenza fotografica che lo caratterizza maggiormente. E' chiamata “non ho mani che mi accarezzino il volto”, meglio conosciuta come i “pretini”. Si tratta di scatti ottenuti presso il Seminario Vescovile di Senigallia. I giovani seminaristi vivono nelle immagini del fotografo come senza tempo, già facenti parte della memoria: in una realtà che galleggia senza alcun riferimento terreno.

 

Ci preme sottolineare ancora due lavori del maestro: “Caroline Branson” (ispirato all'antologia di Spoon River di Edgar Lee Master) e “La mia vita intera”, una sequenza a commento dei versi di J.L. Borges.

 

Mario Giacomelli morirà a Senigallia il 25 Novembre del 2000.

 

Accadde in Aprile tra la fotografia

Il 5 Aprile nasce Herbert Bayer (Haag am Hausruck, 5 aprile 1900 – Montecito, 30 settembre 1985) è stato un tipografo, grafico pubblicitario, fotografo, pittore, scultore e architetto. Ha studiato sotto la supervisione di Vasilij Kandinskij e László Moholy-Nagy.

 

Bayer disegnò, nel 1925 il carattere sans serif geometrico, detto universal, ora reso in forma digitale come Architype Bayer, che è collegato all'Architype Schwitters.

 

Bayer, la solitudine del cittadino
Bayer, la solitudine del cittadino

Nel 1928, Bayer diventò direttore artistico dell'ufficio berlinese della rivista Vogue. Dieci anni dopo, si stabilì a New York, dove si distinse per lungo tempo in quasi tutte le manifestazioni delle arti grafiche.

 

Nel 1938 Herbert Bayer si dedica alla fotografia, che diventa il suo mezzo espressivo preferito. Nelle opere fotografiche l'artista tedesco risente in maniera importante del movimento surrealista.

 


Il 6 Aprile 1820 nasce Felix Nadar. Di lui abbiamo parlato spesso in questa rubrica storica.

 

Sarah Bernhardt, 1864 circa. Felix Nadar.
Sarah Bernhardt, 1864 circa. Felix Nadar.

La sua formazione è letteraria, ma ben presto si dedicherà alla “caricatura” (1846), con una serie di lavori che pubblicherà su “La Silhouette”. Si avvicina alla fotografia (alla quale aveva già guardato con interesse) per aiutare suo fratello Adrien.

Presso lo studio di rue Saint-Lazare 113 passeranno artisti e scrittori, dei quali Nadar indaga espressioni e postura.

 

Studio in  Boulevard des Capucines 35
Studio in Boulevard des Capucines 35

Questo ci preme sottolineare di Felix: il suo stile interpretativo. Forse è il primo fotografo della storia a infondere nelle immagini parte della propria interiorità, della propria lettura del soggetto.

 

Nadar, autoritratto
Nadar, autoritratto

Dal 1860 in poi, la sua attività sarà prevalentemente commerciale e del suo studio (trasferito in Boulevard des Capucines 35) si occuperanno gli assistenti ed il figlio Paul. Da notare che in quello spazio, nel 1874 si tenne la prima grande mostra degli impressionisti.

Nel 1858 scatta la prima foto aerea della storia. Chi scrive considera Nadar uno di quattro grandi ritrattisti della storia della fotografia.



Chi avesse aperto Google il 9 Aprile si sarebbe trovato l'home page riprodotta qui sotto. E' l'omaggio a Eadweard Muybridge, nato appunto il 9 Aprile del 1830.

 

Cliccando sulla freccia, i cavalli si muovevano al galoppo. Lui fu il fotografo del “movimento” e dello studio dello stesso. Interessante la metodica dello scatto, con tanti otturatori comandati da dei fili che attraversavano perpendicolarmente la pista percorsa dal cavallo.

Di lui abbiamo già parlato un anno addietro. Una nota di Gossip (oggi di moda): nel 1874 subì un processo per l'uccisione dell'amante della moglie. Venne assolto

 

[FOTOGRAFIA DA LEGGERE, ...E VEDERE]

di Mosè Franchi

Si tratta di un acquisto recente, per la biblioteca di casa.

Henri Cartier Bresson - Il Secolo Moderno – è un libro da possedere, almeno per chi sia appassionato di fotografia. Le trecento immagini che lo compongono non possono essere commentate (per rispetto): si tratta del meglio del fotografo francese. Alcune fotografie provengono da “Images à la sauvette”, il libro “mito” di Bresson (introvabile, se non su e-Bay); altre da diverse pubblicazioni. Interessante la parte prefattiva, che indaga su i vari caratteri del lavoro di HCB.

Da sfogliare, più volte. Edizioni Contrasto.