[LO SVILUPPO IMMEDIATO]

di Mosé Franchi

 

Una data storica e alcune riflessioni

 

21 Febbraio, la fotografia a sviluppo immediato compie 65 anni. Molti direbbero che è già morta, ed in effetti è così; ma noi siamo costretti a tenerla in vita, almeno per quanto ha rappresentato: per tutti.

Tante sono le cose che il tempo ha portato via e, con esse, i gesti, gli atteggiamenti, i comportamenti. Chi si ricorda come si carica una fotocamera con il rullino? O come si fa partire un LP? O come si cerca la sintonia su una radio con la manopola? Fatti di ieri, ma anche di oggi: perché la gestualità è maturata attraverso manualità che si trasformavano, mantenendo alle volte il processo mentale di quanto avveniva prima. Il termine SLR esiste (ancora oggi) perché vi erano le reflex con due obiettivi e il “lato B” (sì, quello delle veline!) nasce dal “side B” dei 45 giri: l'altro lato, appunto. Si potrebbe andare avanti col “fine tuning”, quello che intendiamo per perfezionare un progetto; una volta lo eseguivamo per sintonizzare meglio la radio e eliminare i fischi.

Non si deve dimenticare, perché non si può. Il nuovo, quello che vogliamo, poggia su dati solidi e già avvenuti. E' la nostra mente a volerlo. Se ciò non fosse, Photoshop (quello delle modelle più belle) non avrebbe “maschera” e “brucia”, termini e operazioni da camera oscura.

 

Buon Compleanno

 

 

Edwin H. Land mostra la prima fotografia pubblica a sviluppo immediato.

Dal taglio di questo scatto nacque il celebre ritratto dell'inventore.

 

Festeggiamo comunque in anticipo il compleanno dello sviluppo immediato. Questo nacque a New York, la sera del 21 Febbraio 1947, presso Hotel Pennsylvania. Aveva un nome, Polaroid, e un inventore, Edwin H. Land. Le cronache parlano di una giornata nevosa, simile a quelle che stiamo vivendo in questi giorni. Dopo lo scatto, bastava aspettare per 50 secondi e l'immagine era pronta. Chissà se la stampa presente ebbe modo di valutare appieno ciò che stava accadendo? Non era solo l'immediatezza a nascere, ma anche uno dei tanti linguaggi che popolano la fotografia. Chi avesse scattato con Polaroid avrebbe comunque compiuto un atto singolare: per risultato ed emotività. Forse allora i fotografi non erano ancora pronti a vivere l'emozione al momento (come invece facciamo oggi), presi com'erano a dare un senso al tempo proprio, delegando poi al futuro i sentimenti; ma la fotografia immediata (pur sempre scheggia di eternità) era differente: più materica, scolpita, reale, solida.

 

Molte sono le leggende che si accompagnano all'ispirazione che animò l'inventore. Si disse che la figlia Jennifer, dopo uno scatto del padre, ebbe modo di chiedere: “Perché non posso vederla subito?”. Era il Natale del 1943.

 

Un genio

 

Leggende a parte, Edwin H. Land era veramente un genio, con anche un grosso fiuto per gli affari. Per brevetti depositati è secondo solo a Edison.

Steve Jobs era un grande ammiratore dell'inventore; del resto, entrambi (Steve e Edwin) avevano la capacità di scoprire ciò che già esisteva, ma che nessuno aveva visto; un po' come faceva Michelangelo, quando diceva: “Ogni blocco di pietra ha una statua al suo interno, scoprirla è il compito dello scultore”.

 

Il 1947

 

Un anno in B/N, uno dei tanti: anche nel ricordo. In Italia si sogna la Freccia d'Oro dell'Alfa Romeo (2500 cc), mentre è il tempo delle “maggiorate”. Qui da noi debutterà Lucia Bosè. 

 

 
   


Sempre a casa nostra, c'è anche un po' di fotografia, con Ferrania che lancia Tanit, una “mezzo medio formato”.

 

 

 

 

 

 

 

Nel calcio nostrano è il Torino a farla da padrone.

 

 

 

 

 

 

 

Coca Cola, negli USA, continua il suo mito puntando sulla qualità.

 

Ma, sempre nel 1947, la storia lascerà i suoi segni importanti: quelli destinati a durare. In un Italia che inizia a volare (Maggio, primo volo Alitalia), viene promulgata la Costituzione della Repubblica Italiana (Dicembre). Negli USA (sempre in Dicembre) viene inventato il transistor, padre sui generis della moderna elettronica.


A noi piace comunque pensare a quell'hotel newyorkese, dove la fotografia, quella che piace a noi, mostrò un altro lato di sé. Personalmente, chi scrive non ha mai posseduto una fotocamera a sviluppo immediato; ma una “Pola” l'ha “spellicolata”, esposta con un banco ottico 10X12.

 

L'emozione è stata digitale, con in mano una singolarità indelebile: morta nel tempo, ma non nel gesto.

 

Mosè Franchi