MARILYN, LA DEA DI SEMPRE

di Mosè Franchi

Richard Avedon Marilyn Monroe, New York City, 6 Maggio 1957
Richard Avedon Marilyn Monroe, New York City, 6 Maggio 1957

 

 

 

 

A Los Angeles, il primo Giugno 1926 nasce Norma Jeane Baker, in arte Marilyn Monroe. Molti, però, ricordano la data del suo decesso, avvenuto il 5 agosto del 1962, nella sua casa di Los Angeles.

 

Marilyn Monroe in una fotografia di Cecil Beaton
Marilyn Monroe in una fotografia di Cecil Beaton

 

 

 

La versione ufficiale riporta come causa della morte un'overdose di barbiturici, ma in realtà tutto è ancora oggi avvolta nel mistero. 

 

Fotografia di Douglas Kirkland
Fotografia di Douglas Kirkland

Chi era Marilyn Monroe?

 

Forse una una dea sacrificale, che per un periodo ha sfruttato, da opportunista, la propria sensualità. È con Marilyn che nasce tutta la terminologia legata al sex symbol. Del resto, non era nemmeno glamour, perché lì si va in un limbo indefinito: dove le donne offrono di sé una dimensione irreale, per lo più quasi irraggiungibile. Marilyn Monroe era sexy di natura e oltretutto “le piaceva di piacere”; atteggiamento che non teneva nascosto. Lei sommava queste cose con comportamenti immaturi, quasi infantili: il che ha generato una sorta di bomba esplosiva, che la contraddistingueva.

 

Marilyn Monroe New York, 1956. Fotografia di Elliot Erwitt
Marilyn Monroe New York, 1956. Fotografia di Elliot Erwitt

La sua prigione

 

Quando guardiamo le sue foto, subito ci accorgiamo che non era perfetta, soprattutto se raffrontata con i canoni estetici di oggi. Eppure il nome Marilyn ci richiama alla mente un viso (il suo), ed anche un corpo (sempre di lei). Nell'attrice, tutte le componenti cortocircuitavano nella sensualità: non solo le forme, quindi, ma anche la tristezza, gli sguardi a volte infantili, forse la stessa diversità. Questa sensualità assoluta diventava spesso un luogo angusto per i suoi pensieri: il che la trascinava da un'immagine pubblica esaltante, a un sentire privato di completa solitudine.

 

Marilyn Monroe, Henri Cartier-Bresson 1962
Marilyn Monroe, Henri Cartier-Bresson 1962

La morte di Marilyn

 

Marilyn muore il 5 Agosto 1962, nella sua abitazione, dove viveva con la sola governate. Negli ultimi momenti cerca al telefono tutta la sua vita recente: Robert Kennedy, il suo ultimo amante (il giorno prima), un amico letterario, poi anche il suo ex marito (Arthur Miller, sempre il 4 Agosto). Era poi stata chiamata da un altro coniuge, il campione di baseball Joe Di Maggio. Alla fine il decesso, controverso e inspiegabile.

 

Bert Stern, Luglio 1962
Bert Stern, Luglio 1962

Bert Stern, le ultime fotografie

 

Lei è molto bella”, le disse Bert Stern quando la incontrò a Los Angeles.

Mi piace come lo dice”, rispose l'attrice con un pizzico d'orgoglio. Siamo nel Luglio 1962, al Bel Air di Los Angeles. Per Bert, fotografo di 36, fotografare Marilyn è un privilegio assoluto: cercato comunque con forza.

Lei le era andato incontro nell'atrio dell'albergo, sola. Lui la trovò un po' dimagrita, ma forse ancora più bella. Arrivò poi il momento delle foto di nudo e lei si preoccupò della cicatrice causata da un'operazione recente. Furono esaudite tutte le richieste del fotografo: poco trucco, un semplice velo come abito. Marilyn fu la partner ideale per un dialogo ad immagini.

Vogue fu entusiasta del servizio, ma ne voleva un altro in B/N. Fu eseguito anche questo, poi preferito dalla redazione. Sarebbe dovuto andare in stampa il 6 Agosto.

Stern in precedenza aveva inviato all'attrice una selezione di immagini. Lei aveva cancellato alcuni provini con un pennarello e danneggiato alcune DIA con una spilla. Aveva ucciso la sua immagine, prima di accanirsi sulla propria vita.

 

A me bastano due gocce di Chanel n° 5 e niente altro”, così diceva Marilyn quale testimonial di un profumo.

Con lei se ne è andata la sensualità assoluta, l'unica virtù che la gente comune cercava nell'attrice.

Il resto non contava, ed era solitudine: nella vita, nell'amore, nel cinema, con e stessa.

 

Cosa o chi l'abbia uccisa non ha importanza, almeno in questa rubrica; perché la propria immagine l'ha distrutta da sola, all'ultimo scatto.

 

Nota: La fotografia di Bert Stern è inclusa nel volume “50 icone della fotografia”, le storie dietro gli scatti.