[OTTOBRE, STORIA IMPEGNATIVA]

 

La storia è impegnativa, non solo quella di ottobre; ma in questo mese sono successe cose che fanno riflettere, a lungo. Oltretutto, come spesso accade, la fotografia parla in silenzio, senza firma, con tanta (forse troppa) umiltà. Quest’anno cadono i cinquant’anni della strage del Vajont e noi non potevamo dimenticare quella data. Le fotografie dell’accaduto sono tante, ma solo in rari casi siamo in grado di riconoscerne gli autori. Poca cosa? Certo, soprattutto di fronte a tante vittime. Ma un nome e cognome avrebbe parlato di testimonianza, alla quale rifarsi per ricercare e capire a fondo. Ora la memoria vaga malamente, tra aneddoti e dicerie. Noi siamo costretti a prolungare un silenzio antico, quello dei tanti che hanno fatto la storia essendo poi dimenticati. A questi va la nostra preghiera.

1 Ottobre

Siamo nel 1999 e viene pubblicata per la prima volta la Terra vista dal cielo, di Yann Arthus-Bertrand, un’idea partita nel 1993. Il lavoro l’abbiamo conosciuto anche noi, perché è stato esposto, in una mostra straordinaria, in via Dante a Milano, questo dal settembre al dicembre del 2004.

Descrivere l’operato del maestro francese non è facile. Si tratta di un omaggio al pianeta, con anche il tentativo (riuscito) di sensibilizzare gli abitanti tutti a una maggiore attenzione ecologica. E’ bella la nostra Terra, di lassù ancora di più, e i ogni dove; e il libro che raccoglie le immagini (stupendo anch’esso) parla dei luoghi, ma anche di ciò che sta accadendo. Il volume è di quelli da possedere.

 

2 Ottobre

 

1949 – Nasce Annie Leibovitz

Cate Blanchet (Catherine Elise Blanchett) fotografata da Annie Leibovitz 2004
Cate Blanchet (Catherine Elise Blanchett) fotografata da Annie Leibovitz 2004

 

Annie nasce il 2 ottobre 1949 a Waterbury, nel Connecticut. Era uno dei sei figli di Sam, un tenente dell’aviazione, e Marilyn Leibovitz, un’istruttrice di danza moderna. Ha viaggiato gli USA in lungo e in largo e forse, al finestrino della Station Vagon paterna ha sviluppato quella sensibilità fotografica che oggi conosciamo. Grande appassionata di Avedon, nel 1967 si iscrive al San Francisco Art Institute, dove ha sviluppato l’amore per la fotografia .

    Anne Hathaway - Annie Leibovitz per la copertina di Vogue e Demi Moore

Nel 1970 si presenta alla rivista rivista Rolling Stone. Impressionato dal suo portfolio, l’editore non esita ad assumerla. Nel giro di due anni, Annie ne ha 23, è capo fotografo. Nel 1975 la rivista le ha offerto l'opportunità di accompagnare la band dei Rolling Stones nel loro tour internazionale.

 

Nel 1983 la Leibovitz lascia Rolling Stone per la rivista Vanity Fair, dove diventerà autrice di molte copertine di personaggi celebri; ricordiamo, tra questi, Demi Moore in dolce attesa e Whoopi Goldberg semisommersa in una vasca da bagno piena di latte.

Whoopi Goldberg
Whoopi Goldberg

Durante la fine degli anni 1980, la Leibovitz ha iniziato a lavorare su una serie di campagne pubblicitarie di alto profilo. Tra queste quella per l’American Express "Abbonamento", per la quale ha ritratto celebrità del calibro di Tom Selleck e Luciano Pavarotti.

 

Annie è considerata una delle migliori fotografe americane, particolarmente per quanto attiene al ritratto. Nel 1999 ha pubblicato il libro Women, che è stata accompagnato da un saggio dell’amica Susan Sontag. Nella pubblicazione Leibovitz ha presentato una serie d’immagini femminili: dai Giudici della Corte Suprema, fino alle showgirl dello spettacolo.

Giorgio Armani fotografato da Annie Leibovitz
Giorgio Armani fotografato da Annie Leibovitz

Di Annie ricordiamo la fotografia dove John Lennon (completamente nudo) è avvinghiato a sua moglie Yoko Ono. Si tratta dell'ultimo ritratto dedicato all’ex Beatles. E’ L'8 dicembre 1981. Poche ore dopo la posa per questa fotografia, Lennon fece due passi fuori dalla sua residenza a New York. Lì è stato colpito a morte da Stalker Mark David Chapman.

Nel gennaio del 1981 (22 gennaio), l'immagine è apparsa sulla copertina della rivista Rolling Stone. Anni dopo la Leibovitz ha raccontato che quando Lennon ha visto il primo test Polaroid delle riprese, si era espresso così: "Hai catturato esattamente il nostro rapporto".

Dal Calendario Lavazza 2009
Dal Calendario Lavazza 2009

Anche Lavazza ha affidato un lavoro importante alla fotografa statunitense, la campagna pubblicitaria che il brand italiano del caffè ha lanciato, nel 2009, in 15 paesi. Si trattava di fotografare cinque top model italiane per il calendario The Italian Espresso Experience 2009    

Dal Calendario Lavazza 2009
Dal Calendario Lavazza 2009

Eva Riccobono, Elettra Rossellini Wiedemann, Alessia Piovan, Gilda Sansone e Kate Ballo, sono diventate le protagoniste del viaggio paradossale che la fotografa americana ha intrapreso sfruttando i “luoghi comuni” dell’italianità: quelli che hanno reso famoso il Made in Italy in tutto il mondo. Annie ha mescolato, con ironia e classe, i luoghi famosi, la moda, i set cinematografici, le belle donne, gli spaghetti e le immancabili tazzine di caffè. La Leibovitz ha messo in scena la nostra Italia, ben consapevole che gli stessi italiani amano la teatralità, il divertimento e la bella vita.

Dal Calendario Lavazza 2009
Dal Calendario Lavazza 2009

Un’altra campagna famosa portata avanti da Annie è quella relativa alle fiabe Disney. La stessa doveva reclamizzare i parchi divertimenti. Lei ha usato la sua capacità di ritrarre le celebrità.

Olivia Wilde, Grimilde; Alec Baldwin,specchio       Scarlett Johansson, Cenerentola

 

Annie Leibovitz continua ad essere richiesta come fotografa ritrattista, per ritrarre le celebrità di oggi.

 

1914 – Nasce Franz Hubmann

Hubmann inizia la sua carriera come ingegnere tessile. Solo dopo la seconda guerra mondiale, ha deciso di trasformare il suo hobby in una professione. A 32 anni Hubmann ha frequentato (1946) un corso triennale di Arti Grafiche e Research Institute di Vienna.

Nel corso dei decenni, ha pubblicato 80 libri illustrati, in particolare su temi contemporanei, storici e folcloristici. 

Franz Hubmann- Nadja Tiller, 1958
Franz Hubmann- Nadja Tiller, 1958

3 Ottobre

 

1929 – Nasce Bert Stern

Kate Moss fotografata nel 2001 per Vogue Paris (Bert Stern)
Kate Moss fotografata nel 2001 per Vogue Paris (Bert Stern)

Parlando di Bert Stern si pensa subito a Marilyn Monroe (il tema lo abbiamo già trattato). La star americana non fu comunque l’unica a passare davanti l’obiettivo del fotografo, la cui carriera è costellata di bellissime donne. Del resto diceva: “Le donne e la fotografia sono le mie passioni”.Tra le dive ritratte da Bert ricordiamo: Elizabeth Taylor, Romy Schneider, Audrey Hepburn, Catherine Deneuve, Madonna agli esordi; e poi, Brigitte Bardot, Sophia Loren, Twiggy, Verushka e anche una straordinaria Kate Moss con i capelli corti.

 

Madonna -1985 -, fotografata per Vanity Fair (Bert Stern)
Madonna -1985 -, fotografata per Vanity Fair (Bert Stern)

1910 – Nasce Rolf Winquist

Fotografo svedese, Winquist era conosciuto a livello internazionale come ritrattista, mentre la sua opera si è indirizzata spesso verso favore il reportage, segnato spesso da un realismo poetico.

 

1990 - Torna a esserci una sola Germania

 

La Repubblica Democratica (DDR) confluisce nella Repubblica Federale. La Capitale sarà Berlino (quella della Repubblica Federale era a Bonn). L’inno rimarrà quello composto da Franz Joseph Haydn nel 1797, col testo di August Heinrich Hoffmann von  Fallersleben.

Ph. Rolf Winquist
Ph. Rolf Winquist

 

8 Ottobre

 

1947 – Nasce Stephen Eric Shore

Stephen Shore è uno dei primi pionieri del “colore” nella fotografia americana. Anche se il suo stile è stato classificato più come paesaggistico urbano e documentario, molte altre cose possono essere dette su di lui, anche circa la “fotografia di strada”. Quest’ultima viene trattata dall’autore come una profonda auto riflessione, nel tentativo di costruire una sorta di diario visivo.

 

Stephen Shore ha viaggiato molto sul suolo americano, ritraendo le persone che incontrava, ma anche tutto il resto (i pasti, i letti dove dormiva, i dipinti sui muri, le architetture, le televisioni e tanto altro ancora). Attraverso le sue immagini siamo in grado di riconoscere lo sguardo dell’autore. La sua “street”, quindi, non si compone di attimi rubati o di momenti decisivi, ma di un enorme puzzle che va a costituire un enorme racconto quotidiano.

9 Ottobre

 

1967 – Viene ucciso Che Guevara.

Di Ernesto Che Guevara riportiamo il ritratto più famoso, quello di Korda (Guerrilliero Eroico). Lo sguardo del Ché è attratto dalla folla riunita per il funerale delle vittime a seguito dell’esplosione della nave La Coubre, il 5 marzo 1960.

 10 Ottobre

 

1930 – Nasce Gianni Berengo Gardin

Scrivere di Gianni Berengo Gardin è un po’ come incontrarlo, perché personalmente lo conosciamo bene, avendolo frequentato a lungo. Tante volte ci ha ospitato a casa sua (grazie) e le emozioni che ci ha fatto provare sono le stesse che viviamo adesso, di fronte a questo schermo che non vuole riempirsi.

Ci viene più facile immaginare di essere al suo cospetto, anche se prima di ogni incontro proviamo un sentimento nuovo: tra timore e rispetto. Il nostro affetto per lui (tanto) conta poco, e non ci viene a soccorso neanche la passione per la fotografia. E’ lo scontro a essere impari, l’impatto con l’uomo e il suo sguardo: attento, lucido, vigile. Da un lato c’è l’autorevolezza, la conoscenza, persino una coerenza antica; da un altro, la voglia di sapere, di capire, di trovare delle scorciatoie che almeno costituiscano un approdo.

La dinamica del dialogo con lui è ancora più dissimile: logico, attento, preciso il maestro; quasi improvvisati noi che gli stiamo di fronte, per forza di cose.

Anche scrivendo queste poche righe ci sentiamo un po’ debitori, perché di sicuro saremo superficiali, insufficienti, parziali. E così ci rivediamo mentre siamo nell’ascensore che ci porta al suo appartamento, ripromettendoci di non essere banali: magari evitando le tecnologie o quelle inutili dissertazioni che parlano di tecnica.

L’abbaiare di un cane (Nina) ci dice che siamo arrivati al piano. Un sussulto ferma l’ascensore, poi siamo accolti da una gentilezza antica, rara a trovarsi oggi. Entriamo, saliamo ancora una scala, e subito dopo veniamo invitati a sederci. Ecco la prima risposta, al solo sguardo attorno a noi. Lo studio di Berengo è già una storia, un elemento del suo infinito racconto.

Ci piacerebbe il silenzio, poter chiudere gli occhi ammiccando all’improvviso, e poi riaprire la vista qui o là: a piacimento. Il luogo dove ci troviamo non è un’area museale, perché il Maestro vive il suo interno con agilità; piuttosto parla il suo stesso linguaggio, quel racconto che non ha mai smesso di tessere, da quando ha approcciato la fotografia.

Narrare, per Berengo, è una questione di vita: forse la missione di un’esistenza. Siamo convinti che il suo pensiero sia sempre lì, nelle storie raccontabili: attorno a quell’uomo comune, col quale è possibile costruire anche una “realtà immaginata”. Gli Zingari, i manicomi, la Luzzara di Zavattini (e Paul Strand!), hanno rappresentato solo delle opportunità per un motore già in moto, per una “penna” già avvezza alla scrittura.

Ha sempre desiderato fare libri, il maestro, più di ogni altra cosa. Il racconto è lì, nella costruzione della pubblicazione: narrando una situazione con tutto il tempo necessario.

Comunque è stato fotoamatore per cinque anni. Poi, la passione forte lo ha convinto a diventare professionista. I suoi ideali sono stati i fotografi americani della “Farm Security Administration” (soprattutto Eugene Smith), poi, subito dopo, i francesi. Parigi esercitò un grosso fascino su di lui ed è rimasto là quasi due anni. E’ stato un periodo di grandi incontri: Doisneau, Boubat, Masclet, Willy Ronis, col quale ha stretto una solida amicizia. Da loro ha imparato moltissimo e da lì è partito tutto. 

E’ un mondo in B/N quello che ci racconta, forse (lui ci disse) per unaquestione di educazione visiva, partita dal cinema e dalla televisione in bianco e nero, continuata poi con i grandi maestri che l’hanno ispirato.

Tutto ciò ci fa riflettere e subito ci vengono in mente i tanti scatti del Maestro diventati icona. In questi non si riconosce unicamente un formalismo di sintassi, ma lo sviluppo di un racconto che prende forma. Non solo, nei suoi libri famosi quasi si nota una generosità di scatti. E’ come se il nostro desiderasse arrivare al soggetto per assonanze successive, con rispetto. La somiglianza col montaggio filmico diviene quasi scontata, anche se a prevalere di sicuro c’è il desiderio di verità, di narrare a fondo: con rigore.

La gente comune che Berengo ama ritrarre viene descritta nel proprio contesto, come nella scena di un grande teatro. Ci sono le quinte e le comparse, i soggetti principali e gli elementi descrittivi, spesso chi compie un’azione e un altro che guarda, un elemento “centrale” e tanto altro che parla di esso.

Il nostro incontro immaginario è finito. L’ascensore sussulta ancora e Nina non abbaia più. Siamo fuori, tra la vita che rumoreggia. E’ andata e ci sentiamo più ricchi. Dopo aver immaginato le fotografie di Berengo comprendiamo ancora di più di essere cittadini del mondo. E’ il suo racconto ad accomunarci tutti, perché ognuno di noi può ritrovarsi nei suoi scatti: magari nel proprio tempo e nel luogo che gli appartiene. Complice è la fotografia del maestro, vicina, nel suo fruire, al divenire stesso della vita.

 

Auguri Berengo

 

 

1970 –i Beatles si sciolgono.

 

13 Ottobre

 

1887 – Al Teatro alla Scala, di Milano, prima dell’Otello, di Giuseppe Verdi.

 

1886 – Il farmacista statunitense John Stith Pemblerton inventa la Coca-Cola.

Lui non ne sfrutterà i benefici, anzi: morirà in povertà.