[OTTOBRE, IL MESE PIU’ VARIO]

 

 

La storia siamo noi”, titola una vecchia (ma non troppo) canzone di Francesco De Gregori. In effetti è così e la cosa è ancor più vera se analizziamo gli accadimenti per come siamo abituati a fare: comprimendo cioè il tutto in un lasso di tempo ristretto.

Abbiamo parlato di un mese vario, e tale è questo ottobre alle porte: almeno nella sua parte iniziale. Parleremo di fotografia e fotografi (è ovvio), ma anche d’altro: sempre però con l’aiuto dell’immagine, quando questo sia possibile. Incontreremo strade, ferrovie, curiosità, cose belle e tragedie; ma sarà pur sempre storia: da comprendere per capire, dentro e al di fuori di noi.

 

1 Ottobre 2004

Non commemoriamo mai i decessi, ma questa volta facciamo un’eccezione. Il primo Ottobre 2004 muore Richard Avedon e non potevamo dimenticarlo.

Parlare del grande fotografo americano è difficile, anche dopo aver letto (e visto) molto di lui. Si tratta innanzitutto di una grande personalità, di un uomo che esercitava un forte carisma: soprattutto sui suoi soggetti. Grande ritrattista (uno dei 4 migliori di sempre: l’abbiamo già detto), ha avuto un ruolo determinante nel rivisitare la moda, portandola per strada: al di fuori del luoghi canonici.

Non è stato l’unico, per carità (anche Horvat fece qualcosa di simile).

 

Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. E' come se mi fossi dimenticato di svegliarmi”.

 

Così amava affermare Richard Avedon, il che la dice lunga sul suo rapporto con lo scatto, anche al di là dello strumento. Il suo studio occupava una stalla ristrutturata, sulla 75 Strada, nell’Upper East Side; e lì lui montava i suoi set, perché di questo si trattava. In quell’arte era un maestro, per dettaglio, cura e anche (ovviamente) fantasia. In un servizio (25 Cents a Celebrity), collocò una macchinetta da foto tessera nel suo studio e fece in modo che le celebrità, dietro il tendone, liberassero se stesse da ogni inibizione.

 

Richard Avedon Veruschka, abito di Kimberly, New York, Gennaio 1967
Richard Avedon Veruschka, abito di Kimberly, New York, Gennaio 1967

 

 

 

 

 

Già, le celebrità: Avedon le ha fotografate un po’ tutte, con impegno: mettendo in mostra il lato sconosciuto del loro apparire, forse quello più vero. E’ il caso di Marylin Monroe. Nei ritratti della star il fotografo fece emergere quello sconcerto, circa il proprio fascino, che l’attrice sapeva controllare davanti alla macchina da presa, ma che forse non aveva capito fino in fondo.

 

Barbra Streisand, New York 1965
Barbra Streisand, New York 1965

Ci sarebbero molte cose da dire sul nostro fotografo, compreso i tanti bisticci con le star di fronte al suo obiettivo (epico quello con Sharon Stone); ma, in sintesi, di lui ci piace il rapporto con la vita e la fotografia.

Egli andava incontro al mondo con ottimismo, lasciandoci però in eredità “il bello” di ciò che aveva incontrato.

 

Richard Avedon e Sophia Loren
Richard Avedon e Sophia Loren

E poi c’era la scena, quella della sua fotografia e quella della vita: il luogo del suo impegno ad oltranza.

Amava dire:


Tutti andiamo in scena. E’ ciò che facciamo per gli altri, tutto il tempo, deliberatamente o senza intenzione.

E’ un modo per raccontare di noi stessi nella speranza di essere riconosciuti, per quello che vorremmo essere”.

 

Richard Avedon - Marella Agnelli -
Richard Avedon - Marella Agnelli -

2 Ottobre 1949

 

Il 2 Ottobre 1949 nasce Annie Leibovitz. Figlia di un ufficiale dell’Aeronautica, la sua vita giovanile è fatta di traslochi, da una base militare all’altra. Il finestrino della macchina del padre diventa la prima cornice attraverso la quale traguardare il mondo. Lei è un’inguaribile osservatrice, con una forte ammirazione per Richard Avedon

Annie Leibovitz - Nicole Kidman, 2003 – Photograph
Annie Leibovitz - Nicole Kidman, 2003 – Photograph

Annie Leibovitz si è distinta in vari settori, anche nel reportage e nella moda. E’ poi diventata una ricercata e celebre ritrattista americana. La sua capacità è sempre stata quella di sorprendere: in maniera semplice, diretta, efficace.

Ha fotografato i Blues Brothers con il volto dipinto di blu e l'attrice americana di colore Whoopi Goldberg immersa in una vasca da bagno piena di latte. John Lennon l'ha ritratto nudo e abbracciato a Yoko Ono in posizione fetale, la mattina del giorno in cui è stato ucciso. 

 

Whoopi Goldberg
Whoopi Goldberg

3 Ottobre 1839

 

Il 3 Ottobre 1839, nell’anno della fotografia, viene inaugurata la Napoli – Portici: la prima ferrovia d’Italia.

 

3 Ottobre 1929

 

Il 3 Ottobre 1929 nasce Bert Stern. Di lui abbiamo parlato recentemente, a proposito di Marylin Monroe. Ricordate? Il fotografo incontra l’attrice poco prima del suo (presunto?) suicidio. Fu un momento esaltante, spiegherà il fotografo, avvenuto presso l'hotel Bel-Air di Hollywood. Lei era leggermente dimagrita (sempre nel commento dell’autore), il che la rendeva ancora più bella. La rivista Vogue selezionerà otto immagini, che verranno pubblicate dopo la morte dell'attrice. Il lavoro completo verrà poi pubblicato nel libro “Marilyn Monroe The Complete Last Sitting”, dello stesso Stern.

 

Il fatto curioso che accompagna il lavoro di Stern sta nei danni che l’attrice procurò su alcune dia. Dopo averle visionate, Marylin cancellò la propria immagine, in alcuni casi graffiandola irreparabilmente. Lei stava per morire e, per prima cosa, ha ucciso la propria bellezza, con la quale ha avuto sempre un rapporto controverso.

 

4 Ottobre 1964

 

Quella di cui parleremo è un’Italia il cui PIL cresceva a due cifre. Ricordi lontani, verso i quali non ci rivolgiamo con nostalgia, ma tramite la più semplice ammirazione. Abbiamo anche pescato delle fotografie “senza nome”, ma caratteristiche ed evocative, almeno per coerenza.

 

 

Il 4 Ottobre 1964 Aldo Moro inaugura l’Autostrada del Sole. Si trattava di un’opera faraonica, per allora: 755 Km, del costo di 270 miliardi; consegnata comunque con tre mesi di anticipo. Nasceva una nazione nuova, quella della “gomma” e delle code, dei caselli e degli Autogrill. L’innovazione aveva forgiato nuovi modi di essere, di esistere, persino di incontrarsi.

 

Quello delle Autostrade è un percorso che parte da lontano. La prima fu aperta nel 1924 da Re Vittorio Emanuele III. Si trattava della Milano Varese, poi diventata Milano Laghi. Quest’ultima tratta ha poi un altro record, quello di aver dato le luci al primo “ristoro” dell’automobilista: il padre degli Autogrill che conosciamo.

 

 

Ma l’Autostrada si proponeva come un altro mercato e stimolò la fantasia degli imprenditori dell’alimentare ed anche degli architetti. Nel 1959 nasce il primo Autogrill “a ponte” d’Europa, realizzato da Pavesi (Fiorenzuola). Motta, di risposta, propone quello di Cantagallo (vicino Sasso Marconi), con abbinata l’area di Servizio BP. La differenza tra i due è nella gastronomia: da Route 66, quella di Fiorenzuola; più emiliana l’offerta di Cantagallo. 

 

Come accadde un tempo per la stazione ferroviaria (era di gran lusso mangiare in stazione nei primi del ‘900), anche per l’Autogrill bolognese furono attimi di gloria. Lì si andavano a consumare i pasti domenicali e non solo quelli di passaggio. Ancora oggi vi è un accesso elegante al di fuori dell’Autostrada; era dedicato a coloro che, con la famiglia, andavano a celebrare le ricorrenze sopra al traffico che sfrecciava ai loro piedi.

Dimenticavamo: il primo grill Pavesi della Storia fu quello sulla Milano Novara (siamo nel 1947). Ma i primi due “a ponte” si distinguono ancora oggi. Cantagallo vende più caffè di tutti, mentre Fiorenzuola riceve il numero più alto di visitatori.

 

5 Ottobre 1864

 

Auguste e Louis (a destra) Lumiére
Auguste e Louis (a destra) Lumiére

Il 5 Ottobre 1864 nasce Louis Lumiére. Dobbiamo molto a lui e anche a suo fratello Auguste. A loro si deve lo sviluppo della lastra “secca”, la perforazione nella pellicola cinematografica, la pellicola a colori (utilizzando la fecola di patate), il sistema per proiettare i film.

Ricordiamo un loro “corto”: “L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat”. Alla prima gli spettatori, all’arrivo del treno, si abbassavano spaventati. Divertente? Forse, ma lo strumento non era ancora entrato nelle coscienze di tutti, e non era prevista la virtualità.

 

5 ottobre 1962

 

Il 5 Ottobre 1962 esce il film Agente 007, Licenza di uccidere, con Sean Connery. Inutile parlare della trama, perché la conosciamo bene. Non c’è neanche un aneddoto fotografico al quale appellarsi. Diciamo che nacque un genere, dove il “duro” è anche elegante, bello e affascinante. Nella pellicola viene salvato il mondo da un potere occulto, ma sarà così anche nelle edizioni successive. Il tutto viene però affrontato con una calma tutta “inglese”. “Mi chiamo Bond, James Bond”, e la frase diventerà un timbro con il quale riconoscere tutti i film ispirati ai libri di Ian Fleming.

A proposito, l’agente segreto era bello, ma di fianco a lui vi erano sempre delle donne adeguate. In Licenza di Uccidere fa bella mostra di sé una Ursula Andress niente male.

 

 

Ambrosiana, Campione d’Italia 1929 – 30
Ambrosiana, Campione d’Italia 1929 – 30

6 Ottobre 1929

 

Nasce il primo campionato di calcio di serie A, a girone unico. A vincere sarà l’Ambrosiana, l’odierna Inter, dove militava anche il capo cannoniere del torneo: Giuseppe Meazza.

 

7 Ottobre 1948

 

Il 7 Ottobre 1948, al Salone dell’Automobile di Parigi, viene presentata la Citroen 2CV: una delle auto che ha lasciato un segno importante nei ricordi di molti (assieme alla 500 e al Maggiolino). Verrà prodotta sino al 27 Luglio del 1990.

 

9 Ottobre 1911

 

Il 9 Ottobre 1911 nasce Joe Rosenthal, fotografo diventato famoso per il celebre scatto di Iwo Jima. Inviato dall’agenzia Associated Press, 19 febbraio 1945 Rosenthal era sbarcato sull'isola di Iwo Jima, insieme ai 30.000 marines incaricati di conquistarla, perché serviva come testa di ponte per un eventuale invasione del Giappone.

 

Ci vollero cinque settimane di battaglia e 6.800 soldati americani morti, ma alla fine l'obiettivo venne raggiunto.

Il momento che sarebbe passato alla storia, però, era avvenuto appena quattro giorni dopo lo sbarco, quando i marines avevano preso il monte Suribachi, punto più alto dell'isola. “All'inizio - raccontava Rosenthal - non volevo neppure salire, perché mi avevano detto che la bandiera a stelle e strisce era stata già alzata. Poi, però, decisi di andare lo stesso”. Nel resto della sua vita, Joe non avrebbe mai fatto un'altra scelta più fortunata e importante.

Quella foto fu vera o falsa? Sappiamo tutti com’è andata. Di certo però non c’è stato inganno: l’immagine trasferisce i contenuti di quei momenti. Uno scatto “reale” forse sarebbe stato meno efficace, proprio in ambito narrativo. Meglio così: per noi e per Joe, che ha creato una delle icone del patriottismo stelle & strisce.

 

9 Ottobre 1935

 

Il 9 Ottobre 1935 nasce Donald McCullin, fotografo di guerra londinese.

 

Ci sono storie e fotografie che le raccontano. C’è poi una fotografia umanitaria  che racconta la storia. E’ quella di Don Mc Cullin, dove ogni immagine diventa eterna, sopravvivendo ai giudizi, alle critiche e alle mode, al gusto del tempo e dei singoli individui.

Questa fotografia è epica perché racconta la storia del mondo. Di fronte a essa, non possiamo dire “mi piace” o “non mi piace” perché è come se dicessimo che la nostra storia, la nostra cultura, il nostro inconscio, il mondo in cui viviamo e dunque la nostra identità, ci piace o non ci piace.

E questo non possiamo dirlo, mica per altro, per amor proprio.

Il senso delle parole precedenti l’abbiamo tratto da un articolo firmato da Renata Ferri, in occasione di una recente mostra del fotografo britannico, esposta a Reggio Emilia.

In effetti le sue immagini contengono liricità e approfondimento, in linea con quanto voleva il giornalismo dei tempi. Siamo in Vietnam e la TV arrivava davanti, come sarebbe successo sempre negli anni a venire. Il reporter, per esistere, doveva approfondire, entrare negli eventi, esserne partecipe: qui sta il merito di Donald.

 

9 Ottobre 1963

 

E’ una data funesta nella storia industriale italiana.

Tracima, per via di una frana dal monte Toc, la diga del Vajont. Non diciamo altro, se non altro per ricordare. In certi casi le preghiere contano più delle parole.

 

Mosè Franchi