[ACCADDE A FEBBRAIO: LA VIOLENZA IN UNO SCATTO]

di Mosè Franchi

 

Una fotografia non può cambiare la storia. Può documentarla, enfatizzarla, addirittura amplificarla negli episodi, ma mai cambiarne il corso. Il potere dell'immagine sta nell'influenzare le vite e spesso anche le coscienze collettive. Quella che segnaliamo oggi ha anche segnato il destino di due vite: tra notorietà e reputazione. E' stata scattata il primo Febbraio del 1968 ed anche il calendario ci viene in aiuto.

 

 

Siamo in Vietnam, a Saigon, due giorni dopo una grande offensiva Vietcong. Eddie Adams (1933 – 2004) fotografa un'esecuzione in strada. Ne scaturisce una delle immagini più cruente della storia della fotografia. L'autore verrà premiato, l'anno successivo, con il premio Pulitzer. Si trattò di vera gloria? Eddie fu preso dal rimorso, per aver infangato il nome dell'esecutore, Nguyen Ngoc Loan, generale sud vietnamita. Non entriamo nell'argomento, ma l'immagine ci fa porre degli interrogativi etici sull'informazione in generale.

 

Tante foto importanti

 

Abbandoniamo per un attimo gli accadimenti di Saigon e interessiamoci dell'Adams fotografo e della sua vita professionale. Appassionato di fotografia sin dai 14 anni, Eddie ha avuto il battesimo della guerra sin dalla Corea.


 

 

Ha documentato i funerali di JFK nel 1963, prima di essere inviato in Vietnam nell'anno successivo.

 

 

 

 

 

The Boat of No Smile è forse il suo reportage più significativo (1977). Riuscì a seguire la fuga dei profughi vietnamiti, cacciati da tutti i porti del sud est asiatico. Il servizio convinse l'amministrazione Carter ad accogliere duecentomila di quei disperati.

Nella sua carriera, Eddie Adams ha documentato 13 conflitti, ma anche ritratto personaggi del calibro di Aung San Suu Kyi (premio nobel birmano), Fidel Castro, Louis Armstrong, Nixon, Oliver Stone, Anthony Hopkins e Clint Eastwood.

Nel 2003 Eddie ha contratto una grave malattia neurologica, che lo ha visto reagire con energia. Si è spento l'anno successivo, nel suo appartamento a Manhattan.

 

 

[CATTURARE IL TEMPO]

di Mosè Franchi

 

L'attesa di un treno ci ha portato a frequentare una libreria, in Stazione Centrale a Milano.

 

E' ovvio che l'attenzione è caduta sulla sezione “fotografia”, peraltro ben assortita. Lì abbiamo trovato CATTURARE il TEMPO, Lentezza e rapidità nella Fotografia; saggio di Diego Mormorio.

 


 

 

Il libro è di assoluto interesse, e per questo motivo ci permettiamo di segnalarlo. Si tratta di una storia della fotografia riletta in base ai tempi di posa a disposizione, anche in relazione ai materiali sensibili delle varie epoche. E' il tempo a farla da padrone: prima come limite, poi come strumento. Del resto, al di là delle tecnologie, rappresenta la variabile emotiva più rilevante. Scattando le lancette si fermano, anche solo per un istante; e l'uomo può vivere nell'illusione di creare una scheggia di eternità, in una vita che tutto crea ed altrettanto toglie.

 

Buona lettura.